Nebbia Rossa sul Danubio

Budapest è nata per essere avvolta dalla nebbia. Il suo profumo di guerre perse, i suoi lampioni giallognoli che si amalgamo con il cielo creando fuochi immaginari; i suoi graffiti mescolati con la nuova dittatura della globalizzazione…. Il segno dell’anarchia di fronte a Starbucks; la falce e il martello di fronte a McDonald. Una città paradossale che scompare col diradarsi della foschia.

Quel giorno faceva un freddo di quelli che vi entrano fin dentro le vene. Era sera. Notte a dir il vero. Ammaliato dalle luci della città camminavo in direzione della Citadella. Quelle stradine malmesse, ricoperte di cadaveri d’alberi e illuminati d’una persistente luce che desiderava imitare il sole caraibico mi donavano stupore ad ogni curva. La salita era ripida, ma niente di particolarmente impegnativo. La leggera foschia che annebbiava l’orizzonte nascondeva demoni che non ero pronto a vedere.

Non so’ perché stessi andando lassù. Forse per vedere la statua della libertà che si erge vittoriosa sopra Budapest esponendo al mondo la piuma della salvezza dalle più terribili dittature che il mondo abbia mai visto (finora); o forse stavo solo seguendo il richiamo di un destino ormai scritto.

DSC_1712

Budapest – monumento di Gerard of Csanád (foto personale scattata con Nikon D5300 – obiettivo 35mm)

Quanto sta che già quando ero arrivato di fronte al monumento di Gerard of Csanád ho percepito i primi segnali della bestia che avevo alle spalle. Un fatto, innocuo per i più scettici; profetico per chi crede nelle leggende… un vecchio straccio bianco indaco, probabilmente resto di un vestito da bambina, sopra la croce della statua. L’ho notato subito, come se i miei occhi sapessero già cosa cercare, come se mi chiamasse… come se mi urlasse.

Dopo la vista di quello straccio ho percepito la classica sensazione di essere osservato. Sentivo, vicino a me, centinaia di persone, donne mi vien da dire, che mi guardavano con occhi minacciosi. Ma ero solo; accompagnato solo dall’eco delle automobili che attraversavano il ponte a qualche centinaio di metri.

Incurante di quei segnali ho continuato la camminata verso la cima.

Attraversato una scalinata diroccata a chioccia, illuminata dal solito sole rauco; ho sentito il primo segnale che la mia mente, in quel momento, si rifiutò di ammettere: la voce di una donna dentro le mura. In prossimità di un graffito a forma di Ankn, pronunciava parole sconosciute. Forse in ungherese anche se scorgevo qualche similitudine con il rumeno. Soprattutto il suo tono mi sconvolse; soprattutto il suo tono mi porto a continuare la strada a passo spedito, cominciando a incrinare le mie certezze. Era spaventata ma sottomessa; come se sapesse cosa l’aspettava ma non potesse evitarlo. Il freddo emanato dalla sua voce mi avvolse come in una coperta di ghiaccio; per un attimo, provai il Terrore.

Fu solo per un secondo ma vidi, e sul momento rinnegai con tutto me stesso quella visone, lei. Con il suo vestito seicentesco, la sua pelle albina e i suoi occhi rossi sangue.

Impossibilitato per stupido orgoglio maschile a scendere e ritornare indietro, ho continuato la salita. Dopo cinque/sei minuti avvolto dal silenzio arrivai a un posto di sosta in cui trovai una panchina rivolata verso un bellissimo squarcio della città.

Il Danubio brillava d’una soffusa luce argentea come se fosse attraversata da mille anime in pena; La chiesa parrocchiale, bianca come il latte la domenica mattina, concentrava in sé tutta l’attenzione dello spettatore, t’antera illuminata. Sembrava la luce di un faro in una tempesta infernale. La città si dipingeva di colori caldi, nonostante fosse attraversata dal freddo d’un gennaio inoltrato.

Immobile. A guardare la città accarezzata dalla nebbia. Immobile.

Fu in quell’attimo che una mano timida, morbida e gelata mi strinse come una bambina stringe il papà quando ritorna dal lavoro. Fu piacevole… il suo profumo di foglie autunnali, la sensazione delle sue labbra rosse che sfioravano il mio collo, la certezza dei suoi occhi verde chiaro come le striature del tramonto in estate… il suo respiro… Il suo respiro era assente.

In un gesto di paura primordiale m’ero già protratto verso quel groviglio di rami che chiamava la mia tomba, ma la cosa era già sparita. Era solo uno scherzo della mia mente. Era solo uno scherzo della mia mente.

DSC_1733

Budapest (foto personale scattata con Nikon D5300 – obiettivo 35mm)


La luna sbiadita in cielo illuminava le ombre quando arrivai alla statua della libertà. Una nazione, un popolo identificato con la figura di una guerriera che lotta contro il vento, contro le avversità, contro la Storia che ha affrontato, tenendo sempre alta La Piuma.

Imponente si aggrappa sulla piazza, guardata, con sguardi nascosti dal buio, dalle altre statue: l’atleta a sinistra e il cacciatore a destra. Mi fermo di fronte a lei. I suoi occhi sono diretti all’orizzonte, a guardare il futuro che l’aspetta; non fa minimamente caso a me, essere vacuo di fronte all’eternità del suo messaggio. Innamorato di quell’idea rimango ipnotizzato dai suoi occhi di pietra mentre la notte si prepara all’ora più buia.

Una frivola risata mi trasporta verso il baratro della disperazione. Sono da solo. Da solo circondato da centinaia d’anime in pena. Di fronte a me Erzsébet.

Non è proprio come i libri di storia la dipingono. Provo un’attrazione inspiegabile per quella figura elegante, ornata da lunghi capelli bianchi come la neve, labbra rosse sangue e due occhi impossibili da evitare. Erzsébet mi guarda come un gioiello di rara bellezza. Sento che mi desidera; ma conoscendo lei, o perlomeno conoscendo le leggende su di lei, so’ perfettamente che desidera solo il mio sangue.

Si avvicina circondata dalle urla di piacere delle anime che ci circondano. Sono tutte donne albine; bianche come un lenzuolo appena stirato. Io non riesco a parlare, non riesco a muovermi, non riesco a pensare.

Come cazzo è possibile? COME?

Una voce mi scuote la testa dall’interno. La sua.

“Vieni con me… vieni con me…”

Lei continua ad avvicinarsi

“vieni con me…”

Non riesco a muovermi…

“andiamo a farci un bagno insieme”

Non riesco a smettere di guardarla

“vieni con me”

Non riesco a… non riesco a…

DSC_1773

Budapest (foto personale scattata con Nikon D5300 – obiettivo 35mm)


Il cielo illuminato dai colori caldi dei lampioni si tinge di rosso. Il sangue sgorga dalle nuvole. Quell’angelica figura demoniaca si ferma ad assaporare quelle gocce calde e pesanti. Non riesco a respirare. Faccio fatica a evitare conati di vomito insopportabili. Il sangue è caldo. Troppo caldo.

Intono a noi le anime si inchinano e urlano parole a me sconosciute. Ora le vedo bene: sono tutte giovani; qualcuna addirittura avrà dodici, tredici anni…

“dammi la mano”

Ancora la sua voce.

Non riesco a pensare tra il vomito che vuole uscire; il sangue che mi picchia sulla testa e gli occhiali ormai ricoperti da una coltra sostanza rossa. Non riesco a pensare ma riesco comunque a prendere il crocefisso che ho sempre al collo e prostrarlo davanti a lei.

Un urlo disumano si fonde con dei fulmini venuti direttamente dall’inferno. I suoi occhi si scuriscono d’un nero invisibile e le sue fauci bianche si intravedono nel suo viso rosso di sangue. Dal buio compaiono altre due entità. Un’altra donna, cadaverica ma con occhi giovani e dal bulbo giallo perlaceo e un uomo; dai vestiti che aveva addosso un servo, terso di cicatrici nere e putrefatte, con occhi stanchi e disillusi.

Le due donne si scambiarono uno sguardo di conferma. In quel momento capii io mio destino.


Ora sto bene. La nebbia permane sulla città ma è giorno. Il ponte delle catene sovrasta la mia vista mentre mi dirigo in direzione del parlamento. Persone di culture e credo differente mi passano di fianco ignare dei segreti di questa città onirica. Budapest ha segreti che nessuno dovrebbe mai scoprire.

Ora vedo i visi dei caduti sul Danubio che si fanno trasportare dalla storia verso l’Ade. Ora vedo chiaramente ciò che prima spariva sulla coda dell’occhio.

DSC_1920

Budapest (foto personale scattata con Nikon D5300 – obiettivo 35mm)

Per la prima volta vedo spuntare un frivolo fiocco di luce dalle nuvole.

Ho un irrefrenabile bisogno di bere.

3 pensieri su “Nebbia Rossa sul Danubio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...