Cartacarbone Festival: Leggere per imparare a leggersi

10 Settembre 2019 ore 16.40

Ero a lavoro, di fronte al solito computer, di fronte al solito particolare da analizzare, di fronte al solito martedì pomeriggio; quando la settimana appena trascorsa è ormai dimenticata e il prossimo weekend è ancora troppo lontano.

Ero a lavoro e mi arriva una mail inaspettata. Sono stato selezionato per fare il volontario al festival Cartacarbone di Treviso.

Ora, forse qualcuno di voi si starà chiedendo cos’è questo festival Cartacarbone. Anch’io, ad essere sincero, non sapevo cos’era. L’avevo adocchiato giusto un mesetto prima, quando, cercando tra i vari concorsi letterari da svolgere, mi sono sbattuto in lui: Il festival dell’autobiografia.

Per rispettare questa sua caratteristica ho anche scritto un bellissimo testo autobiografico, che era anche venuto molto bello e toccante.

Comunque sia, non voglio dilungarmi molto, perché conosco la soglia dell’attenzione del lettore medio e forse, con queste parole al vento, lo sto, già annoiando.

Eravamo rimasti a quell’inaspettato messaggio che mi invitava a presentarmi il martedì successivo a Treviso (Presso ISRAA – Casa Salce) per la prima riunione dei volontari.

Così, contento come un bambino a natale, non vedevo l’ora di iniziare l’avventura.


17 settembre 2019 ore 18.57

Parto da casa verso Treviso. Ad essere sincero ero stato poche volte nella capitale della provincia. L’ho sempre visto come un posto bello ma non sfruttato abbastanza dalla gente e poi, lasciatemelo dire… l’ho sempre visto come il cuore morale del partito del Capitano; ragion in più per non andarci. Ma questo festival mi dava fiducia. Questo festival sembrava qualcosa di diverso… sembrava un posto per gente seria, un posto per gente colta; un posto per gente “diversa”. Per fortuna avevo ragione.

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Treviso, la sera ( immagine personale)

Dopo il festival capirò una lezione fondamentale: Mai giudicare, mai vedere il mondo per stereotipi.

Ore 19.45

La strada per trovare parcheggio è stata ardua, ma alla fine ho lasciato Lucy (la mia macchia) fuori dalle mura della “Piccola Venezia”. Poi, il cammino fino alla “Casa Salce” l’ho fatto con il telefono in mano, guidato da Google Maps (il ché mi ha felicemente ricordato l’esperienza andalusa di luglio).

Arrivato al posto, trovo subito una cospicua coda che sta piano piano entrando per una porta automatica di vetro specchino. Dentro questa, in fondo alla reception, la sala della riunione.

Mi siedo, predo un quadernetto che avevo portato con me, e mi preparo a prendere appunti riguardo a quello che avrei dovuto fare. Già da giorni la mia mente vagava tra mille sogni e speranze riguardo a questo festival. Conoscerò scrittori, artisti, cantanti, fotografi… gente con cui poter parlare di libri, di scrittura, di Lovecraft, di De André, di discorsi che vadano, solo per un singolo cazzo di momento, fuori dall’usuale binomio calcio-figa.

Finalmente conoscerò gente con cui potrò mettermi alla prova dal punto di vista intellettuale.

Tutti questi sogni, queste speranze; con il senno di poi, devo dire che sono state rispettate.

Erano circa le 8 quando la responsabile dei volontari (si capiva subito da come si comportava, in modo leggero e rilassato) disse che doveva andare a prendere un blocco notes in regalo per la prima volontaria che si era proposta quest’anno. Quella donna è stata forse una delle sorprese più belle del festival. Non voglio usare il loro nomi, perché si perderebbe quella lieve ventata autobiografica (ma non troppo) che voglio dare al racconto. La chiameremo Rosalina (visto la sua passione per i gatti e i suoi inconfondibili capelli).

In quel momento, mi sono accorto di essere l’unica “matita” insieme a un’altra ragazza; visto che l’altro rappresentante dei volontari, ha proposto a Rosalina, di farsi accompagnare da me e dall’altra Matita (visto che il posto era abbastanza lugubre e lei aveva un po’ di paura ad andarci da sola) Così l’accompagnammo in giro per Treviso, fino al magazzino.

Piccola curiosità: Quando mi sono presentato, Rosalina sapeva subito il mio nome e cognome, anche se non mi aveva mia visto in vita sua. Questo perché, essendo il primo dei volontari in ordine alfabetico, aveva sempre la mia scheda sottocchio. Questo fatto mi ha sorpreso non poco.

Ore. 20.10 circa

Il magazzino si trovava nei musei civici di Santa Caterina (credo). Il cigolio di una delle porte secondarie mi trasportò in un posto che sapeva di chiuso e di storie Lofcraftiane… magnifico! Ero estasiato di vedere quell’angolo di mondo, oscurato dalla notte autunnale, che, tra sguardi nascosti e ombre dimenticate, dava quel lieve senso di tenebre dimenticate, quel lieve senso di horror che è nettare divino per la mia fantasia. La mia avventura comincia da qui; da questo posto magnifico dove tra le ombre ho visto le mille storie che devo ancora scrivere e le mille storie che stanno ancora girando per la mia mente, in attesa del momento giusto per uscire fuori e palesarsi al mondo, come gli Antichi, o come Cthulhu.

Purtroppo siamo stati poco tempo là. Appena preso il libretto che cercava, siamo ritornati alla riunione.

Durante la riunione ci hanno spiegato quello che avremmo dovuto fare; le solite cose che si fanno ai festival: aiutare, pulire, sorridere ed essere sempre disponibili. Ci hanno altresì spiegato la differenza le Matite e le Carte. I primi sono i “capi” di ogni gruppo, gli altri i volontari che devono rispondere a loro.

Il festival si divideva in 15 sedi sparse per tutta Treviso e la durata era di 4 giorni… io ho prestato il servizio di volontariato gli ultimi due (sabato 12 e domenica 13 ottobre).

Finita la riunione, i responsabili ci hanno dato appuntamento per il martedì successivo.


24 settembre 2019

Durante la seconda e l’ultima riunione, abbiamo parlato del volantinaggio che bisognava fare nella zona. Giocammo a “battaglia navale” dividendo la città di Treviso e provincia in 4 parti diverse e scegliendo una zona da allagare delle centinaia e centinaia di volantini che avevamo in nostro possesso. Io, per ovvie ragioni logistiche, ho scelto Oderzo; ma devo ammettere che non è stata un’impresa facile fare volantinaggio. Non sono bravo a ricevere dei “no” come risposta e, quando si fa un lavoro del genere; il “no” è dietro la porta (nel vero senso della parola). Comunque sia, quest’esperienza del volantinaggio mi è servito moltissimo per iniziare a schiudermi ulteriormente; per uscire ancora una volta dalla mia confort-zone; così come avevo già fatto quando sono andato in Spagna.

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Volantino del Festival Cartacarbone

Ah, dimenticavo…. Prima del discorso del volantinaggio, i responsabili ci hanno presentato tutte le persone che stanno dietro all’organizzazione del festival; dall’ideatrice dello stesso fino al tecnico web.

Finita questa riunione, ci siamo dati appuntamento direttamente a Treviso durante il festival.


12 ottobre 2019 – scoperte inattese e parole indelebili

Alle 8.00 la sveglia mi riporta sulla terra; una doccia propiziatoria attiva ogni parte del mio corpo; sono pronto per la mia prima giornata di festival!

Il festival era già cominciato da due giorni, ma purtroppo, tra lavoro e altro, non ero riuscito a passare, quindi, non avevo la minima idea di cosa mi aspettava.

Arrivato a Treviso verso le 9.30, mi dirigo verso la sede del Ground Control Coworking, dove si terranno le lezioni di scrittura in cui dovrò aiutare la mia Carta, di nome Matteo che non avevo purtroppo visto alle riunioni dei volontari. Arrivo alle 10.10 di fronte alla porta del luogo prescelto e, come succede di solito, sono il primo. Aspetto dieci minuti, praticamente in mezzo a Piazza dei Signori. Noto un’incredibile via vai di gente, per essere le 10 di mattina. Comincio ad apprezzare la cittadina veneta.

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Sede del Ground Control Coworking

Intorno alle 10.20 arriva Matteo con una sua amica da destra; e da sinistra intravedo Rosalina con la sua compagnia di volontari che stanziano in Loggia dei Cavalieri; l’info Point della manifestazione. Dopo gli immancabili convenevoli, scopriamo che nessuno di noi ha le chiavi del posto; di conseguenza aspettiamo il “cervello del festival”; la signorina Bruna, che ci apre le porte alla sede del Ground Control Coworking.

Una serie di uffici molto moderni, ricoperti di quel bianco acceso, simile alle pareti che immagino si trovino nella sede della Apple, e con variopinti colori “moderni” sparsi qua e là, come a dare un tocco giovanile al tutto… un posto magnifico dove varie aziende e start-up nascono e cominciano a crescere.

Il posto dove si terrà la lezione, è una stanza di media larghezza situata in fondo a destra degli uffici. Arrivati, aiuto a spostare i tavoli e le sedie in modo a portare 40 posti dentro la stanza. Devo dire che le mie doti coltivate giocando a Tetris nelle domeniche pomeriggio mi ha aiutato a fare ciò che, a prima vista, sembrava impossibile.

Dopodiché cominciamo a accogliere i primi “studenti” mentre io seguo la Rosalina a prendere il mio badge identificativo e quello della mia Carta.

Torno quando la lezione è praticamente cominciata.

Ascolto, con molto interesse, quello che hanno da dire i due scrittori Paolo Zardi e Alberto Trentin.

Alla fine, una e solo una frase mi colpisce talmente tanto che ora, a distanza di più di una settimana, non riesco a scrollare dalla mente… parafrasandola, lo scrittore Trentin disse che “non bisogna avere paura quando si scrive. Se scrivo di un prete pedofilo, il prete tocca la bambina, perché se non lo fa, tutta la storia non serve a nulla, è inutile!”

Quella frase è l’essenza della scrittura. Quello che forse ho cercato di esprimere più e più volte attraverso alcuni miei post precedenti, ma… sentirlo dire da uno scrittore, un vero scrittore, fa tutt’altro effetto.

Durante la lezione, alla Loggia dei Cavalieri, a soli cento metri da me, si teneva la premiazione dei vincitori del concorso letterario “Astolfo sulla luna” a cui io e la mia Carta avevamo partecipato. Ad essere sincero ero abbastanza convinto di arrivare tra i 28 che “vincevano” e potevano vedere il proprio racconto pubblicato… ma purtroppo non è andata così. A vincere è stata, invece, la mia Carta che, a vederlo, non si direbbe uno scrittore. Ma, devo ammettere che, dopo aver letto il suo racconto (lo ringrazio per avermi dato il permesso di leggerlo) … scrive molto meglio del sottoscritto. In generale, in questa manifestazione, ho scoperto che, in realtà, io non sono per niente in grado di scrivere; ho scoperto che non so’ ancora un cazzo di scrittura… e questa cosa mi rende felicissimo! Pensavo di saperne abbastanza, abbastanza da poter scrivere un libro, abbastanza da definirmi “scrittore” e invece sono solo al primo dei quattromila scalini che mi servono ancora per arrivare alla mia Machu Picchu. Tutto ciò è elettrizzante e pauroso allo stesso tempo!

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Immagine presa dal web

Dopo la lezione, siamo andati a fare un pranzo veloce in un baretto e ci siamo ripresentati al Ground Control Coworking verso le due e mezza. Questa volta c’era una scrittrice autobiografica che però, devo ammetterlo, non ho ascoltato molto… mi ero perso più a parlare con Matteo di scrittura. In quel sabato, prima, e nel giorno successivo, poi, abbiamo parlato tanto, forse in certi momenti anche troppo, di scrittura. Dai concorsi letterari in itinere, all’horror … fino a come ci sono venute in mente le storie che abbiamo inviato al concorso… un sacco di bellissimi discorsi sulla scrittura come non li avevo mai fatti.

È in questi momenti che ho capito che ho ancora un mondo da imparare, un mondo intero da esplorare prima di poter avere la possibilità di scrivere qualcosa che valga veramente la pena di essere letta. Non potete immaginare quanti libri ha letto quell’uomo… sapeva ogni cosa che gli chiedevo; incredibile!


Finita anche la seconda lezione, come da accordi precedentemente fatti, sono andato ad aiutare all’info Point in Loggia dei Cavalieri. Lì, tra un volantino e l’altro, ho fatto la conoscenza di una giovanissima scrittrice di nome Chiara e ho scoperto la storia della “Signora dei rinfreschi”; un’anziana signora in rosso, ex banchiera dice la leggenda; che ad ogni festival passa per l’info Point e sfoglia un volantino, solo con lo scopo di vedere dove e a che ora ci sono i rinfreschi.

Sono rimasto lì fino alle dieci di sera; Poi un “rapido” giro tra cicchetti e spritz Campari; prima di tornare a casa verso l’una.

Alla fine della serata, ho contato 12 ore di lavoro e quasi 13.000 passi, ma ero felicissimo e artisticamente vivo.


13 ottobre 2019 – Il Portolano, De Andrè e le Poesie “brutte”

Questa volta dovevo essere a Treviso alle 9.30… e la sera precedente Rosalina mi aveva avvisato della mezza maratona che si teneva in centro. Parto di buon’ora (8.40) e vado fino a Conegliano per prendere l’autostrada… alla fine non trovo traffico; meglio così.

Arrivo giusto in tempo per poter fare colazione all’italiana insieme al gruppo dei “guru” del festival; dopodiché mi dirigo con la mia Carta all’entrata del Ground Control Coworking ad aspettare la Signorina Bruna con le chiavi.

La giornata procede abbastanza leggera… l’unica cosa interessante è la scoperta del Portolano, un nome che avevo già sentito il giorno precedente ma che solo in quel giorno, parlando proprio con la signorina Bruna, ho capito cos’era: una scuola di scrittura! Una scuola di scrittura qui a Treviso, a solo mezz’oretta da casa mia! Fantastico! Ho approfondito, grazie a lei, riguardo ai vari progetti che il Portolano porta avanti, tra lezioni e corsi di scrittura, utili per migliorarsi, per scalare altri scalini di felicità.

Dopo aver parlato con lei, ho trascorso la serata ad aiutare la mia Carta nella gestione delle due lezioni che si tenevano nella nostra sede. Nei momenti di noia scrivevo, leggevo la raccolta di racconti in cui anche la ragazza che avevo conosciuto il giorno prima aveva partecipato e parlavo del più e del meno con Matteo. Fino a quel momento è stata una giornata molto scialla, ma intensa.

Dopo aver finito di assistere ai corsi di scrittura, sono ritornato all’info Point per chiedere se c’era bisogno di me… visto che ero in più, ho fatto un salto in macchina per “sistemarmi” e sono andato a vedere lo spettacolo “sguardi randagi – De André “.

Prima di arrivare là, visto che non avevo cenato, mi sono concesso un gelato.

La coda era già abbastanza cospicua un’ora prima dell’evento. Quando siamo entrati ai musei civici di Santa Caterina saremmo stati sicuramente più di duecento persone.

 

Lo spettacolo è stato meraviglioso. Si è parlato del cantante, della sua filosofia, del suo modo di vedere il mondo; il tutto accompagnato dalla chitarra e dalla voce di Giulio Casale, che ha reso proprie le canzoni di De André, adattandole al suo modo di cantare. Il risultato era ottimo, nonostante diverso dall’originale. Non nascondo che durante l’ultima canzone, “la canzone dell’amor perduto”, mi sono emozionato.

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Finito lo spettacolo, galvanizzato dall’aver sentito cotanta bellezza, mi dirigo verso l’info Point con l’idea iniziale di salutare tutti quelli che mi hanno accompagnato in questo viaggio; prima di ritornare a casa.

Ma finisco per restare. In Loggia dei Cavalieri c’era Paolo Agrati: Un poeta particolare. Sono rimasto ammaliato dalla sua paradossale comicità che ricalava le migliori stand-up Commedy americane; riguarnite di quel tocco italiano, tale per cui riusciva a calcare sempre quel limite di black humour ed ironia che, personalmente, amo tantissimo… quando sta che alla fine ho fatto la fila per comprare e farmi autografare la sua raccolta di poesie “amore & psyco” e scambiare qualche parola con lui.

La conclusione del festival si è colorata delle chitarre di bravissimi cantanti e di storie sulla luna, protagonista dei quattro giorni di letteratura.

Sono tornato a casa verso l’una; non prima di salutare tutti quelli che erano rimasti; con la speranza di rivederli il più presto possibile.

La giornata si è conclusa con più di 15000 passi e 8/9 ore di volontariato.

Durante il ritorno a casa, ho per un momento, riprovato quell’indescrivibile nostalgia che mi aveva ingabbiato quest’estate, il giorno del ritorno dalla Spagna.


Due settimane dopo: Leggere per imparare a leggersi

Ci ho messo molto, forse anche troppo, per scrivere tutta questa incredibile esperienza, ma ne è valsa la pena. Se un giorno riuscirò a sostenermi attraverso la tastiera del mio portatile, tutto sarà merito di questa esperienza. Perché per imparare a scrivere ci vuole una vita intera, ci vuole costanza, voglia, determinazione… bisogna essere dei cazzo di Caterpillar ( per citare il mio vecchio istruttore di Krav Maga) è non mollare mai! Ma soprattutto, soprattutto ci vogliono stimoli e confronti. E fino a questo momento, non ho mai avuto confronti, perché non conoscevo direttamente nessuno con questa passione. Ora ne conosco a decine; ora posso crescere.

In quest’esperienza ho conosciuto un Festival Magnifico, ho conosciuto la scuola di scrittura de il Portolano, ho conosciuto gli ideatori della rivista letteraria Digressioni, ho conosciuto scrittori affermati, scrittori esordienti, fumettisti, fotografi, fotografi/scrittori e chi più ne ha più ne metta.

Forse sono riuscito a scalare un’altro gradino…

O posso provare continuare la mia salita; un passo alla volta…

un passo alla volta…

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